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Devo molto a quelli che non amo


Devo molto
a quelli che non amo.

Il sollievo con cui accetto
che siano più vicini a un altro.

La gioia di non essere io
il lupo dei loro agnelli.

Mi sento in pace con loro
e in libertà con loro,
e questo l'amore non può darlo,
né riesce a toglierlo.

Non li aspetto
dalla porta alla finestra.
Paziente
quasi come una meridiana,
capisco
ciò che l'amore non capisce,
perdono
ciò che l'amore mai perdonerebbe.

Da un incontro a una lettera
passa non un'eternità,
ma solo qualche giorno o settimana.

I viaggi con loro vanno sempre bene,
i concerti sono ascoltati fino in fondo,
le cattedrali visitate,
i paesaggi nitidi.

E quando ci separano
sette monti e fiumi,
sono monti e fiumi
che trovi su ogni atlante.

È merito loro
se vivo in tre dimensioni,
in uno spazio non lirico e non retorico,
con un orizzonte vero, perché mobile.

Loro stessi non sanno
quanto portano nelle mani vuote.

"Non devo loro nulla" –
direbbe l'amore
sulla questione aperta.

 

 

 

Il mio cielo sei Tu

Intrappolata
nelle spirali del tuo
cuore nuoto
in un fiume senza argini

Turbinio senza fine
gorghi di passione
mi perdo nel flusso

dell'Amore

Il tuo sguardo solleva
mi avvicina a te...
a te che hai colorato
di primavera
la mia vita

Faccio mio l'ultimo

 raggio di sole
l'ultima lacrima di pioggia
la prima stella della sera
perchè
bastano i tuoi occhi
a nutrire la mia anima-

Elisabetta Fabrini

 

 

 

Vorrei sedermi vicino a te
in silenzio,
ma non ne ho il coraggio:
temo che
il mio cuore mi salga alle labbra.
Ecco perché
parlo stupidamente
e nascondo
il mio cuore dietro le parole.
Tratto crudelmente
il mio dolore per paura
che tu faccia lo stesso.

Canto XVII di

Federico Garcia Lorca

 

 

Sola, mi rannicchio sopra il mio corpo

Ho le braccia dolenti e illanguidite
per un'insulsa brama di avvinghiare
qualche cosa di vivo, che io senta
più piccolo di me. Vorrei rapire


d'un balzo e poi portarmi via, correndo,
un mio fardello, quando si fa sera;
avventarmi nel buio per difenderlo,
come si lancia il mare sugli scogli;


lottar per lui, finché non rimanesse
un brivido di vita; poi, cadere
nella più fonda notte, sulla strada,
sotto un tumido cielo inargentato


di luna e di betulle; ripiegarmi
su quella vita che mi stringo al petto -
e addormentarla - e anch'io dormire, infine...
No: sono sola. Sola mi rannicchio


sopra il mio magro corpo. Non m'accorgo
che, invece di una fronte indolenzita,
io sto baciando come una demente
la pelle tesa delle mie ginocchia.

 
 

 

 
 

 

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