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MaestroLa Casada Infiel E io che me la portai al fiume credendo che fosse ragazza, invece aveva marito. Fu la notte di San Giacomo e quasi per obbligo. Si spensero i fanali e s’accesero i grilli. Alle ultime svolte toccai i suoi seni addormentati, e di colpo mi s’aprirono come rami di giacinti. L’amido della sua gonnellina suonava alle mie orecchie come un pezzo di seta lacerato da dieci coltelli. Senza luce d’argento sulle cime sono cresciuti gli alberi e un orizzonte di cani abbaia lontano dal fiume. Passati i rovi, i giunchi e gli spini, sotto il cespuglio dei suoi capelli feci una buca nella fanghiglia. Io mi levai la cravatta. Lei si tolse il vestito. Io la cintura e la rivoltella. Lei i suoi quattro corpetti. Non hanno una pelle cosi fine le tuberose e le conchiglie né i cristalli alla luna risplendono di tanta luce. Le sue cosce mi sfuggivano come pesci sorpresi, metà piene di brace, metà piene di freddo. Corsi quella notte il migliore dei cammini sopra una puledra di madreperla senza briglie e senza staffe. Non voglio dire, da uomo, le cose che ella mi disse. La luce dell’intendimento mi fa esser molto discreto. Sporca di baci e di sabbia la portai via dal fiume. Con la brezza si battevano le spade dei gigli. Agii da quello che sono, da vero gitano. Le regalai un grande cestino di raso paglierino, e non volli innamorarmi perché avendo marito mi disse che era ragazza quando la portai al fiume. Federico Garcia Lorca |
Sesso: M
Età: 103 Città: In una stilla d'eternità Provincia: Stato Estero Regione: Stato Estero Nazione: Russia (Urss-Cccp) PoesiaLa poesia serve per nutrire quel granello di pazzia che tutti portiamo dentro e senza il quale è imprudente vivere Federico Garcia Lorca Mi descrivo
Il Gagè ama i soldi, lavora sempre, sperando di diventare qualcosa e sperando così muore, poi a fatto le sue leggi, troppe leggi. Io dico: _la libertà è bella, vai dove vuoi! Tutta l’arte del vivere sta nel non servirci delle persone che ci fanno soffrire se non come un gradino che ci permette di accedere alla loro forma divina, e di popolare così gioiosamente la nostra vita
di divinità. Signòn ni romi Lovara Kalè.
Vladìmir
Spazio amiciAmo & odio
DettagliLingue conosciutenon definito non definito non definito I miei interessiscrivere teatro viaggiare Gli sport preferitialpinismo equitazione rafting
Gen. musicaleflamenco etnica Gen. cinematograficocult movies
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La vacanza OKavventura La vacanza KOnon definito La meta dei miei sogniNepal Atolli del Pacifico Occupazionenon definito Stato civilelibero/a I miei preginon chiedo nulla I miei difettinon voglio nulla |
Ultime visiteCappello
Poiché non so mentire, non t’inganno: sono nato zigano e ribelle. Cominciando da me principale motivo di insofferenza, Prima di qualsivoglia adorazione, osservo. Non mi so conformare. Esco perciò, prima di entrare, da tutti i paradisi. Vladìmir Roberto Libertà
Noi Zingari abbiamo una sola religione: la libertà.
In cambio di questa rinunciamo alla ricchezza, al potere, alla scienza ed alla gloria.
Viviamo ogni giorno come se fosse l'ultimo.
Quando si muore si lascia tutto: un miserabile carrozzone come un grande impero.
E noi crediamo che in quel momento sia molto meglio essere stati Zingari che re.
Non pensiamo alla morte. Non la temiamo, ecco tutto.
Il nostro segreto sta nel godere ogni giorno le piccole cose
che la vita ci offre e che gli altri uomini non sanno apprezzare:
una mattina di sole, un bagno nella sorgente,
lo sguardo di qualcuno che ci ama.
E' difficile capire queste cose, lo so. Zingari si nasce.
Ci piace camminare sotto le stelle.
Si raccontano strane cose sugli Zingari.
Si dice che leggono l'avvenire nelle stelle
e che possiedono il filtro dell'amore.
La gente non crede alle cose che non sa spiegarsi.
Noi invece non cerchiamo di spiegarci le cose in cui crediamo.
La nostra è una vita semplice, primitiva.
Ci basta avere per tetto il cielo,
un fuoco per scaldarci
e le nostre canzoni, quando siamo tristi. Spatzo (Vittorio Myer Pasquale) Scrivo e vivo
Dicono: scrivere non è per tutti, non sei credibile, zingaro non scrivere! Davanti alle lettere, la tua genìa è illecita, non avvicinarti ai fogli! L’inchiostro della poesia per te è veleno sta attento, non bere! Ed eccomi, ho scritto tanto, ho acceso in ogni stella un grande incendio. Dio non è mai stato furente con me, nessun profeta si è offeso dicono: il discorso è privilegio dei ricchi, allora è inutile che tu parli! Le belle donne sono cosa a te preclusa, non corteggiarle e non innamorarti! Ed eccomi, ho corteggiato, mi sono innamorato, ho nuotato tanto, ho lottato contro tutti i mari, e non sono annegato. Sono un puledro vagabondo, che scrive coi suoi zoccoli l’inno della libertà, sono il pugnale del mare azzurro, che non riposerà mai finché non avrà ucciso la leggenda. Vladìmir Roberto Riflessioni
Intorno a me tutti declamano il loro monologo che dura una vita, come l’acqua, la sabbia, la luce, il vento, lo sguardo, l’amore, il dolore le voci mi attraversano nel ricordo si fondono in una voce sola, parla la lingua che genera il racconto su tutti. Quella voce parla la lingua che tutti parlano la lingua che nessuno conosce. Vladìmir Roberto |
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