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Un giorno cadde la pioggia
Anni fa, in un tempo che non è quello degli orologi e dei calendari appesi ai muri, arrivò dall’alto una gran pioggia. Arrivò da un cumulo di nubi leggere come zucchero filato, scure come un vestito bianco trascinato a terra. Venne a goccioloni grossi e pesanti che facevano piegare le cime degli alberi, che segnavano la terra. Convinse la gente a rimanere al caldo e all’asciutto dentro casa. Chi proprio doveva uscire si attrezzò di conseguenza.
Anche io uscii quel giorno. Prometteva bello prima che piovesse. Così non portai l’ombrello.
Presi acqua a litri, mi inzuppai come un biscotto nel latte.
In mezzo a quel mare che cadeva da sopra la mia testa c’erano mescolate poche gocce di essenza delle storie.
Presi il raffreddore più grosso che potessi immaginare. Ancora oggi non riesco a mandarlo via del tutto.
Al contempo rimasi affascinato, incantato dalla magia delle parole e delle storie. Dal viaggio incantato che faccio appena una persona o un libro ne raccontano una. Della sicurezza, della bellezza che si prova quando si mette una mano in tasca, si fruga e se ne trova dentro un’altra.
Cominciai da quello stesso letto di allora a raccontare storie.
Spero di avere la fortuna di farlo per tanto tempo. E che qualcuno voglia leggerle.
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