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Recensione di Camera 101

Sono una lettrice che probabilmente ha tendenze sadiche e perverse, profondamente sepolte in me. Ora sono a fondo in questo libro e il sangue mi bolle dentro. Questa donna è una manipolatrice ed ha una presa reale su quest’uomo, disposto a tutto pur di vivere questa nuova esperienza! Penso che ne abbia avute molte altre di esperienze, ma completamente diverse, e in quelle era lui il carnefice. Deve essere andato molto lontano in queste avventure e penso, fino a toccare l'estremo pur di provare piacere. Un piacere sadico, un godimento incomparabile! Qui incontra una donna; la sua altra metà, abitata dallo stesso demone, e la follia lo prende e lo spinge a sfidare i limiti, e a rischiare la propria vita. Inconsciamente o deliberatamente, ha bisogno di vivere e sentire ciò che si può provare quando si è dall'altra parte della barricata, ed è stato in grado di controllare e descrivere quello che sentiva. Il lettore è coinvolto in questo libro e vuole veramente sapere quale sarà il seguito, e fin dove la follia ci può portare! Si entra intensamente in questa storia e non si vuole lasciarla! E’ cruda, calda e torrida, una lenta discesa agli inferni di un uomo pronto a tutto pur di continuare la sua avventura, dove certamente egli vive qualcosa fuori dal comune, e che poche persone possono sperimentare. Una simile esperienza segna una persona per tutta la vita, e lui non potrà mai cancellarla. In ogni caso è questa la mia sensazione nel leggere questo libro, e penso di non sbagliarmi, ma solo l'autore può saperlo! Aloma Vaxelaire
 

Capitolo 1              L’attesa

 Sul patio del piccolo albergo isolato tra gli alberi, al margine del bosco, la aspettavo.Doveva essere lì alle nove, ma tardava.

Mephisto, il nome dell’albergo che avevo prenotato.Qualcosa di predestinato e una premonizione in quel nome, in quella scelta del resto obbligata, poiché non avevo trovato altro nelle vicinanze.Mephisto, Mephistofele... quasi il segno del destino.

Il Faust e il Diavolo... ma chi di noi due era il Mefistofele e chi il Faust?Oppure entrambi demoni ? la cosa più probabile!L’anima e il corpo, venduti.

 

Quarto capitolo

Venne il terzo giorno, ma fino a oggi è un buco nero nella mente. La sola cosa che ricordo, è il chilo di gelato che stavo poggiando sulla scrivania, mentre lei mi chiedeva se avevo preso la pillola per il cuore. Non voleva morissi d’infarto. Lei era tesa e teneva le labbra serrate, in un’espressione rabbiosa. Sapevo già che non mi avrebbe dato il tempo di mangiare il gelato, così lo poggiai sulla scrivania, senza nemmeno tentare di toglierlo dalla confezione. Si avvicinava al mio viso e per la paura dei suoi morsi, mi allontanavo da lei con piccoli scatti all’indietro che non riuscivo a controllare. Reagivo ormai d’istinto, senza arrivare a comandare il corpo, che da solo tentava di sottrarsi. Mise le braccia intorno al mio collo stringendomi forte. – Tranquillo. Mi disse, e da quel momento in poi non rammento nulla di quel che accadde. Una voragine piena di niente. Tutto è scomparso dalla mente, insieme a quel pomeriggio, e la sera e la notte. Ricordo solamente il risveglio al mattino successivo. Lame di luce intensa, filtravano tra le tende, non completamente chiuse, illuminando le lenzuola aggrovigliate. I respiri profondi mi procuravano sofferenza.
 
L'universo è vasto e l'ignoto ha il fascino della scoperta del non vissuto. Siamo esploratori di anime e cerchiamo nella linea di un volto, nella piega di un'espressione, nel suono di una voce, la risposta alla nostra esistenza, noi siamo e prendiamo quello che il tempo ci porta e il nostro corpo ne trattiene i segni e i profumi. Ci sono cavalieri che reggono in una mano coppe ricolme di elisir inebrianti e regine che offrono calici di vino speziato e intanto bevono assenzio da coppe dorate e vedono realtà deformate e tra malinconia e disincanto cercano il profumo della vita. I profumi, mio caro amico, si consumano mentre li respiriamo e quello che tratteniamo nella memoria è il loro odore ed è in virtù di quello, del suo ricordo, che passiamo il resto della vita a cercare con ostinazione la fragranza del desiderio. L'amore è una giacca che indossi in casa, uno stelo di cappero chiuso in un quaderno, una radice a forma di giraffa, una conchiglia o una pietra raccolta tra l'allora e il dove. L'amore ha per compagna la paura non la razionalità. Amore non è diffidenza, l'amore cerca la virtù non il vizio. Un abbraccio, quasi indiano, e lascia che gli stracci con le preghiere che il vento ti porta si impiglino su di te così che tu possa trattenerne l'aroma. Ambra
 
Sesso: M
Età: 114
Città: Xx
Provincia: Stato Estero
Regione: Stato Estero
Nazione: Malesia

Mi descrivo

x
 

Spazio amici

Vieni a fare parte del mio spazio amici!
 

Amo & odio

Tre cose che mi piacciono

xx 
 

Tre cose che odio

 

Dettagli

Nessun dettaglio
 

Un lieve gemito mi sfuggì, mentre mi mordeva il mento fino a farlo sanguinare.

Subito si staccò e fulminandomi con occhi scuri …

 

”zitto, ti sentono”

 

Il tono della voce era sibilante e rabbioso.

Poi senza attendere un attimo, ricominciò subito a mordermi.

Di tanto in tanto si fermava un momento per guardarmi negli occhi direttamente, con un vago sorriso ironico, mescolato a brutalità e cattiveria pura.

Spiava le mie reazioni, e nello stesso tempo, pareva mi dicesse: << Se pensavi a un gioco, ti sbagliavi >>.

 

 

”Amore, sto guardando il ciondolo che mi avevi regalato”.

 

“L’ho arroventato con l’accendino e impresso sul tuo petto”.

 

“Ci sono lembi della tua pelle attaccati vicino”.

”Non sei abbastanza resistente, ti voglio più forte di così”.

 

”Non indosserò il tuo ciondolo”.

 

“Non voglio perdere la tua pelle bruciata, attaccata su di lui... sei mio, terribilmente mio e questo mi eccita da impazzire”.

 

Angoscia

Ricordavo d’averle raccontato quel sogno, e lei mi aveva detto: – Non è così. – La notte è fredda e nebbiosa e la strada deserta, e sei seduto sull’unica panchina che esiste lì, e ti stringi infreddolito nell’impermeabile. – Il cappuccio calato ti copre quasi completamente il viso e non ti si riconosce. – la sola cosa che si vede è la brace della sigaretta. – Non sai, dove andare né cosa fare della tua vita, e aspetti. – Aspetti e sei lì da sempre. – Il rombo sommesso di un motore, il mio, e fari che ti accecano, lo stridio dei freni e la porta dell’auto si spalanca e già sai che devi salire, e non hai altra scelta. – Lì dentro è accogliente e fa caldo, ed è il calore del mio corpo profumato. – Non ci sono parole ne sorrisi a rompere il silenzio mentre i fari forano la notte, e tuo silenzio è il migliore di tutti i discorsi. – Non ci sono luci in quella strada, né auto che vanno e vengono, ma solo nebbia e silenzio, e rabbrividisci. – Ti giri a cercare la tua panchina, ma è scomparsa per sempre. – Chi sei? Mi chiedi. – Il tuo destino. – … e guardi le mie mani, che non sono più sul volante, ma scivolano sul ventre, giù verso il centro dell’universo, il tuo per sempre da adesso. – Non vorresti ma la tua mano cerca le mie gambe, piano … strisciando lentamente, come fa il maschio della mantide, combattuto tra paura e desiderio. – Una trappola le mie cosce, che la stringono e imprigionano senza scampo e ogni tuo sforzo per disserrarle è inutile. – E ancora, mi chiedi chi sono. – Non lo hai ancora capito? – Tu sei l’inedia, ed io l’abisso. – Sono il tuo destino, e il mio piacere sarà il tuo inferno