fraeduardo
Sesso: M
Età: 61
Città: Pescara
Prov: Pescara
Reg: Abruzzo
Naz: Italia
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Il megliore nemico (F. Nietzsche)
Amicizia - insegna Nietzsche - non è assecondamento, accondiscendenza al punto di vista dell'altro. Amicizia è amore dell'altro, ma, per amore dell'altro, all'altro ci si può anche opporre. Amicizia non vuol dire dunque non opposizione, può darsi che opporsi all'amico, sia fondamentale per il suo stesso bene. Ed ecco che si può diventare il nemico dell'altro, anzi, "il suo miglior nemico" e, come tale essere dall'altro onorato.
Dice Nietzsche: " Sei capace di avvicinarti massimamente al tuo amico, senza passare dalla sua parte? Nel proprio amico bisogna avere anche il proprio miglior nemico. Col tuo cuore devi essergli massimamente vicino, proprio quando ti opponi a lui".
Il "no" dunque può essere segno di amore. Ma è un "no" che soltanto "gli spiriti liberi" possono dire e vivere senza rimorsi.
Sul dono (F. Nietzsche)
1) La donna non è ancora capace di amicizia. Ma ditemi, voi uomini, chi di voi è capace di amicizia? Quanta povertà, quanta avarizia è nelle vostre anime, voi uomini! Nella stessa misura con cui voi date all'amico, voglio dare anche al mio nemico, e non per questo sarò diventato più povero.
2) Io amo le anime prodighe: esse non danno qualcosa in cambio e non vogliono essere ringraziate, perché sempre donano.
3) Non si deve voler restituire e contraccambiare ciò che l'amore dà: nel mare dell'amore deve essere annegato ogni impulso a ripagare.
L'uomo: transizione e tramonto (F. Nietzsche)
Dice il Zarathustra di Nietzsche: L'uomo è una fune sospessa tra l'animale e l'"oltre uomo", una fune sopra l'abiso. Un pericoloso passare dall'altra parte, un pericoloso esser via, un pericoloso guardarsi in dietro, un pericoloso inorridire e arrestarsi.
Ora quel che è grande nell'uomo e che egli è un ponte e non una meta: quel che si può amare nell'uomo è che egli è transizione e tramono.
Io amo - dice il Zarathustra di Nietzsche - coloro che non sanno vivere se non per tramontare, perché sono coloro che passano dall'altra parte. Tra loro voglio tramontare, morendo, voglio far loro il mio dono più ricco! L'ho imparato dal sole, quando tramonta, il ricchissimo: da tesori inesauribili riversa oro nel mare; così che anche il pescatore più povero rema con remi d'oro.
Io amo colui la cui anima si dissipa, che non vuole gratitudine e che non contraccambia: perché dona sempre e non vuole tenersi in serbo" (F. Nietzsche, Così parlò Zarathustra).
Insieme!
Insieme e mai senza l'A/altro! L'io postmoderno, smarrito tra mille frammenti, non riuscirà mai a ritrovarsi se continua a lasciarsi plasmare dalla logica di Prometeo e di Narciso. Sono logiche che mortificano la differenza e finiscono per cancellare tanto l'io quanto l'altro.
Insieme dobbiamo passare dalla logica potestativa, anima della logica teorico-comportamentale dell'Occidente alla logica conviviale o partecipativa. In breve, primato del bene, logica della mano aperta.
Il terzo millenio è una grande sfida. Si tratta di cambiare binario, di assumere un altro paradigma relazionale, meno logocentrico e autocentrico.
Si tratta dunque di passare dalla logica del pugno chiuso che soltanto per accaparrare si apre alla logica della mano aperta che nulla trattiene meschinamente perché tutto sa donare o condividere.
Pioggia di pensieri
La rosa è senza perché: fiorisce perché fiorisce. A se stessa non bada, che tu la guardi non chiede (Angelo Silesio).
Il supremo passo della ragione sta nel riconoscere che c'è un'infinità di cose che la sorpassano. E' ben debole se non giunge a riconoscerlo (Blaise Pascal).
Se qualcuno mi dimostrasse che Cristo è fuori della verità e se fosse effettivamente vero che la verità non è in Cristo, io preferirei restare con Cristo piuttosto che con la verità (Fedor Dostoevskj).
La bontà non è solo la risposta al male, ma è anche la risposta al non senso (Paul Ricoeur).
All'uccello un nido, al ragno una tela, all'uomo, l'amicizia (William Blake).
L'anima e i suoi consigli (K. Gibran)
La mia anima mi consigliò e mi suggerì di non esaltarmi troppo se m'avvessero lodato, e di non agitarmi per il timore di un biasimo. Fino a quel giorno io dubitavo del valore della mia propria opera; ma ora ho appreso questo:
che gli alberi fioriscono in primavera, e portano frutti in estate, e lasciano cader le loro foglie in autunno per diventar nudi e spogli in inverno senza mai esaltarsi e senza mai vergongnarsi.
La gioia della diversità (F. Nietzsche)
F. Nietzsche non è soltanto il profeta del nichilismo né colui che ha constatato la "morte di Dio" nel pensiero o cultura occidentale, ma anche colui che ha difeso e promosso la singolarità del singolare.
Ecco la sua voce: "L'umanità forse deve rivolgere a tutti gli individui il nuovo canone: sii diverso da tutti gli altri, e rallegrati se ognuno è diverso dall'altro. Per tanto tempo, per troppo tempo, è stato detto: uno come tutti, uno per tutti".
Il suo pensiero esorta a celebrare la differenza: "Provare gioia dell'originalità altrui senza diventare la scimmia, forse sarà un tempo il segno della nuova cultura". Ancora: "Il piacere per ciò che è diverso nelle nazioni e nelle civiltà è un passo in questo senso".
Mi descrivo
Amo & odio
Tre cose che mi piacciono
Tutto ciò che non riesco a comprendere
Coloro che non la pensano come me
Coloro che donano senza discriminazione
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Tre cose che odio
Chi ha tempo per odiare?
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Dettagli
Corpo-piacere-sesso
Il Blog ha dato spazio a ciò che si chiama SEMANTICA DEI GESTI DI TENEREZZA, sottolineando la rilevanza antropologica e affettiva di alcuni gesti e atteggiamenti presenti nel rapporto sessuale. Se un filone del pensiero cristiano ha visto - e per tanti secoli - in modo negativo, pessimistico tale dimensione, si può anche ritrovare un filo conduttore di una corrente che valorizza il corpo, il piacere, il sesso. Ecco la voce di Lattanzio, un laico teologo che, nel terzo secolo, poteva scrivere: "E' Dio che ha pensato la dualità dei sessi, il loro desiderio l'uno dell'altro, il piacere della loro unione. Egli ha impastato i corpi di tutti gli animali di questo ardore bruciante perché essi ne cercassero avidamente le sensazioni. Questo appetito è ancora più veemente nell'uomo. Dio ha voluto in tal modo sia che egli si moltiplicasse maggiormente, sia che trovasse merito e gloria a moltiplicarsi".
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Sul tradimento
"Tradire. Parola grossa. Che significa tradimento? Di un uomo si dice che ha tradito il paese, gli amici, l'innamorata. In realtà l'unica cosa che l'uomo può tradire è la sua coscienza" (J. Conrad, Con gli occhi dell'Occidente).
Tre reazioni al tradimento: la vendetta (rattrappisce l'anima); la negazione (negare il valore dell'altro prima idealizzato); il cinismo (l'amore è sempre una delusione).
Lo spaventapasseri (K. Gibran)
Una volta dissi a uno spaventapasseri: "Devi essere stanco di startene solitario in questo campo". E quello disse: "La gioia di spaventare è profonda e duratura, ed io non ne sono mai stanco". Dissi io, dopo un istante di riflessione: "E' vero; in verità, anche io ho conosciuto quella gioia". E lui: "Solo quelli che sono imbottiti di paglia possono conoscerla".
Lo sguardo
Afferma Goethe: "L'organo con il quale ho capito il mondo è l'occhio". Lo sguardo transforma l'interno e l'esterno del dottor Faust in un'esistenza appasionata e frenetica. E tutto ciò sta a dire che se il vedere è un atto meraviglioso è, allo stesso tempo, pericoloso, azzardato, rischioso.
Orfeo, Narciso, Edipo, Psyche e Medusa ci insegnano che a forza di voler ampliare l'impulso dello sguardo l'anima entra nella notte e si rende vittima della cecità. L'occhio, dice il mito greco, comporta sempre un certo eccesso dell'uomo e compromette tutti gli altri sensi perché è una sintessi di essi.
Il segreto è tutto qua: Se è l'occhio a guardare, è lo spirito a vedere. Dimmi dunque ciò che vedi e ti dirò chi sei.
Michel Foucault
La morte di Dio, punto di riferimento assoluto nella coscienza dell'Occidente è un tema centrale del pensiero di Nietzsche. Scomparendo tale fondamento, l'umanesimo ateo, sulla scia del pensatore tedesco, era convinto di lasciarsi alle spalle l'alienazione, riappropriarsi di se stesso e mettere fondamenti veri non metafisici né mistificanti per edificare un volto umano. Ebbene, uno di più grandi pensatori francesi, padre dello strutturalismo, Michel Foucault, libero dal sospetto di bigottismo, ne denuncia l'illusione:
"E' possibile - dice Foucault - che abbiate ucciso Dio sotto il peso di tutto quello che avete detto; ma non illudetevi di costruire, con tutto quello che dite, un uomo che vivrà più di lui" (M. Foucault, L'archéologie du savoir).
Sul silenzio
L'uomo moderno non sa più stare solo, né sopporta il silenzio. Nell'immensa solitudine a cui la vita frenetica, il progresso e anche l'architettura contemporanea lo costringono, egli cerca nervosamente la folla e tenta di affogare il proprio sgomento immergendosi in rumori di ogni sorta (R. Panikkar, Il silenzio di Dio).

























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