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Sono un animale che parla (ζῷον λόγον ἔχον, zoon logon echon, come avrebbe detto Aristotele).
Animale: un corpo, che percepisce e prova sensazioni. E le trasmette.
Che parla: che con le parole, interpreta e mette ordine nel caos delle pulsioni, degli istinti, creando idee, elaborando desideri...
Ma qui, in questa dimensione, la mia corporeità sparisce, e non restano che le mie parole. Da sole, separate dalla corporeità che le produce e alla quale danno senso, non sono che feticci: forse non vuoti, ma feticci. Le mie parole certamente danno forma a ciò che io sono, senza di esse io non sarei nulla. Ma ugualmente, da sole, esse non sono ME, e alla fine sono parimenti... niente.
Io, qui, sono fatto di niente.
"Finché la cenere diventa il vento, e il vento diventa il nulla di cui siamo fatti." (Graham Swift, 'Ultimo giro')
