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MONTALE

Portami il girasole ch'io lo trapianti
nel mio terreno bruciato dal salino,
e mostri tutto il giorno agli azzurri specchianti
del cielo l'ansietà del suo volto giallino.

Tendono alla chiarità le cose oscure,
si esauriscono i corpi in un fluire
di tinte: queste in musiche. Svanire
è dunque la ventura delle venture.

Portami tu la pianta che conduce
dove sorgono bionde trasparenze
e vapora la vita quale essenza;
portami il girasole impazzito di luce.

 
 

girasoli

 
 

OMERO

È meglio in una volta o morire o salvarsi,

che a lungo lasciarsi stremare nel massacro feroce,

senza difendersi, qui fra le navi, da guerrieri più deboli».

Omero, Iliade, XV (511 - 513)

 
 
 
 
 

n.y.

 
 

Mi descrivo

*
 
 

Spazio amici

 
 

Amo & odio

Tre cose che mi piacciono

ricordare 
ritrovare 
ricominciare 
 

Tre cose che odio

ODIO 
SOLO 
I FALSI 
 
 

Dettagli

Lingue conosciute

Cinese
Albanese
Rumeno

I miei interessi

fotografia
leggere
cinema

Gli sport preferiti

calcio_e_calcetto
 

Gen. musicale

disco 70-80
blues

Gen. cinematografico

classici hollywoodiani
drammatico

Letture preferite

storici
narrativa
 

Mi piace la cucina

tradizionale

La meta dei miei sogni

Stati Uniti

Stato civile

non definito
 

Il mio film preferito

L'ATTIMO FUGGENTE
 

Il mio libro preferito

UN UOMO
 

I miei pregi

LA PAZIENZA
 

I miei difetti

L'INGENUITA'
 
 

montale

Esterina, i vent'anni ti minacciano,
grigiorosea nube
che a poco a poco in sé ti chiude.
Ciò intendi e non paventi.
Sommersa ti vedremo
nella fumea che il vento
lacera o addensa, violento.
Poi dal fiotto di cenere uscirai
adusta più che mai,
proteso a un'avventura più lontana
l'intento viso che assembra
l'arciera Diana.
Salgono i venti autunni,
t'avviluppano andate primavere;
ecco per te rintocca
un presagio nell'elisie sfere.
Un suono non ti renda
qual d'incrinata brocca
percossa!; io prego sia
per te concerto ineffabile
di sonagliere.
La dubbia dimane non t'impaura.
Leggiadra ti distendi
sullo scoglio lucente di sale
e al sole bruci le membra.
Ricordi la lucertola
ferma sul masso brullo;
te insidia giovinezza,
quella il lacciòlo d'erba del fanciullo.
L'acqua' è la forza che ti tempra,
nell'acqua ti ritrovi e ti rinnovi:
noi ti pensiamo come un'alga, un ciottolo
come un'equorea creatura
che la salsedine non intacca
ma torna al lito più pura.
Hai ben ragione tu!
Non turbare
di ubbie il sorridente presente.
La tua gaiezza impegna già il futuro
ed un crollar di spalle
dirocca i fortilizî
del tuo domani oscuro.
T'alzi e t'avanzi sul ponticello
esiguo, sopra il gorgo che stride:
il tuo profilo s'incide
contro uno sfondo di perla.
Esiti a sommo del tremulo asse,
poi ridi, e come spiccata da un vento
t'abbatti fra le braccia
del tuo divino amico che t'afferra.
Ti guardiamo noi, della razza
di chi rimane a terra.

Da OSSI DI SEPPIA
 
 

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