diogene51

 Sesso: M    Età: 66    Città: Firenze    Prov: Firenze    Reg: Toscana    Naz: Italia
 

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Le parole

 

Originariamente le parole erano magie e, ancor oggi, la parola ha conservato molto del suo antico potere magico. Con le parole un uomo può rendere felice l’altro o spingerlo alla disperazione …(S.Freud).

In effetti qualsiasi essere umano che non venga carezzato da parole amichevoli o da mani gentili avvizzisce e muore nel suo intimo (E. Berne).

 

 

 

 

Contatore



 

Mi descrivo

non sono verdissimo ma mi sento giovane e abbastanza in forma; di carattere tendenzialmente non dominante (so che non è un tratto apprezzato), sono però tenace e determinato in alcune cose, e insieme cedevole e cordiale...insomma una personalità contraddittoria, ma mi piaccio e non mi cambierei.
 

Amo & odio

Tre cose che mi piacciono

il sorriso delle donne 
i gatti 
comunicare 
 

Tre cose che odio

l'arroganza e la mancanza di sincerità 
le donne quando vogliono cambiare il tuo carattere 
il machismo 
 

Dettagli

I miei interessi

giardinaggio
leggere
Internet

Gli sport preferiti

ciclismo
trekking
sci_di_fondo

Gen. musicale

latino-americana
non definito
 

Gen. cinematografico

storici
gialli

Letture preferite

narrativa russa
psicologia e sociologia

Mi piace la cucina

vegetariana
greca
 

La vacanza OK

prendo la macchina (la moto) e parto

La vacanza KO

villaggio turistico

La meta dei miei sogni

Canada
Russia
 

Stato civile

coniugato/a con figli
 

Il mio film preferito

il posto delle fragole
 

Il mio libro preferito

Walden, di Henry Thoreau
 

I miei pregi

mah.....scopriteli
 

I miei difetti

disordine pratico, pigrizia (a volte), una certa passività, a volte il non saper dire di no
 
 

PHOTO


 

Ultime visite

Fiori

Non sarò lo svettante iris,
sovrano che si sente bello
nel suo manto variegato
cui sempre si aggiungono colori:
né mi accoglierà dei gigli la famiglia
o quella delle bulbose che in serbo
recano la fioritura dell'anno a venire,
previdenti formiche del regno vegetale;
non sarò pianta fronzuta
che raffrescava un tempo i viaggiatori
né fior di maggio, pio devoto
di una Vergine sacra, né ancora
nodoso e tenace glicine
che spezza i cancelli e le muraglie atterra
per portare ovunque il suo profumo.
Sarò un malvone, figlio del destino:
non si sa come cresca tra i pietrami
sconnessi, tra i rifiuti, offrendo
sul lungo stelo viariopinta spiga
senza profumo, impareggiabile
a vedersi, di una casa a lato.

 

Gatto

Occhi d'ambra lucidi, guizzanti

baffi scherzosi e attenti,

orecchie scattanti anche nel sonno,

morbido piumino grigio

con le zampe appena appena

screziate, lontana eredità di un'avo.

T'invidio la soffice pelliccia,

buona d'inverno e d'estate

e tento di darti regole

che spezzi con tranquillo menimpipo.

Sei sfuggente e perciò t'inseguo,

dai poco e perciò ti chiedo,

sei egoista e perciò ti amo,

mio dolce gatto.

 

Ciechi sordomuti

Innamorato sono di te, mia donna:

non percepisco i tuoi sguardi

non sento le tue parole, né tu le mie.

Il muovere delle tue labbra,

gemito senza suono,

è vibrazione possente

che mi scuote, prelibato segno

da cogliere nel cuore.

Percorro le molteplici curve

gli infiniti piccoli adorati rilievi

del tuo corpo, odoro l’aroma

del tuo grembo ed il profumo

della tua pelle, mi immergo

tutto nel tuo essere,

compreso ma non confinato.

I nostri corpi sono baci,

mutua conoscenza, respirare

congiunto.

 

Mi accompagni a dormire

Ti accompagno a dormire...

la sponda del tuo lettino

è una balaustra aperta

sul popolato cielo notturno:

fate, elfi, pokemon svolazzano

mentre il tuo Pegaso alato

si accuccia sulla nuvola vicina

pronto al trasbordo

la tua mano lascia la mia

e salite col silenzioso moto

delle sue grandi ali

tu dormi, e lui sa dove portarti

su quale nuvoletta a riposare

ti guarderà dormire

impotenti sogghigneranno

i mostri, in un angolo del cielo.

 

non m'interessa

Contrariamente a quello che pensa la maggioranza, non m'interessa viaggiare per il mondo, penso che i migliori viaggi siano quelli nella mente delle persone.

 

 
 

UN INCONTRO FORTUITO

Settantacinque anni fa, a Venezia, uno studente con una cartella gonfia di libri si dirige con passo sicuro al vaporetto per il Lido. Nessuno in giro. Concentrato sull'esame dell'indomani, non bada a una singolare sospensione di ogni attività. Sale. Sotto il parapetto sfreccia un motoscafo armato: Hitler e Mussolini. Il giovane, meccanicamente, alza il braccio nel saluto romano.

"-Oh, pensa che occasione! Avessi sacrificato la mia vita, cercato un'arma, forse potevo salvare il mondo: senza saperlo, avevo eluso ogni sorveglianza....-" La scena è ancora vivida in mio padre ormai vegliardo. L'avesse fatto, io non sarei nato. Silenziosamente, e con gran rimorso, lo ringrazio.

 

IL GIOCO

     
     
     Trascurando austere occupazioni
     tutto mi ti consegno,
     dolce passione del gioco,
     sia lo scrivere per trastullo
     versi da non comunicare
     sia affidarmi alle carte,
     ai ben torniti dadi,
     sia accarezzare i pezzi
     del nobile gioco degli scacchi.
     E fremo quando ho il tratto,
     o quando son di mano.
     Oh, suadente mischiare delle carte
     e distribuirle ad una ad una,
     a cinque a cinque, incomparabile
     visione d'assi, poker, full!
     fiches colorate o tintinnanti soldi;
     bello è anche inventare
     un giuoco nuovo, ricombinando
     leggi vecchie, come versi.
     Sessantaquattro caselle di scacchiera
     sono infiniti ripostigli
     nel mio cuore.
     Il nostro è tempo di creazione,
     non dettato da leggi altrui,
     sono infinite le
     modulazioni del piacere
     su piste e tavolieri.
     Il suono cupo dei dadi nel barattolo
     è tempo scandito sulla fine,
     forse parte di qualche eternità.
     Abbiamo rubato il diletto
     ai nostri dei, cui solo era permesso
     di giocare e rigiocare la partita:
     "Ora giochiamo a ciò che è":
     da ciò nacquero,
     forse, le costellazioni
     il cielo, il mare
     la storia degli uomini
     o dei pesci.
     A tutti il creare è dato,
     nel gioco.

 

saggezza popolare

 Col tempo e con la paglia maturano le sorbe e la canaglia

Passata la doglia, tornata la voglia

Bisognerebbe nascere vecchi e morire giovani

Si dovrebbe esser prima nonni e poi genitori

Maledetto il giovane di cento anni e benedetto il vecchio di venti

A volersi bene costa poco e vale tanto

Chi non mi vuole, non mi merita

Tira più un pelo di f*** che cento paia di buoi

Non c'è cosa più carina di una donna piccolina

I figli quando son piccoli si mangerebbero, quando son grandi ti dispiace di non averli mangiati

 

SANT'ANDREA IN SALENTO

Tutto riempie il canto delle cicale

fin quanto canteranno, prima della  morte?

Vivono la loro maturità

hanno lasciato vuote le crisalidi

sui tronchi più bassi. Riposiamo

la pelle tesa dai raggi del sole,

poco poco spruzzata di salsedine,

sotto i pini. Ci ristoriamo

col povero fragrante cibo salentino

friseddha bagnata, ricola, pomodori

minunceddhe, per vino un sorso d'acqua.

Amo queste sieste più di tutto,

un luogo e un tempo per ripensare

a sé nel passato e nel futuro,

per godere il presente esserci

Estate 1993.