"Molti desiderano ammazzarmi. Molti desiderano fare un'oretta di chiacchiere con me. Dai primi mi difende la legge."
Dissacrante, blasfemo, non politically correct
Ah, quei bei mestieri di una volta!
L'avvento delle nuove tecnologie di comunicazione, si sa, ha segnato il tramonto definitivo della nobile arte della puttana. Sembrano ormai rievocare tempi remoti, piaceri sostituiti, le parole del Marchese François De Sade, eclettico drammaturgo francese secondo il quale "la via più breve per congiungere due cuori... è il pene". Nell'era digitale, e in particolare delle chat, il termine "troia" è stato letteralmente rimpiazzato dall'espressione bonaria di "donna insoddisfatta", che predilige alla dura e rischiosa vita di strada il comfort di una sedia ergonomica per PC. Se da un lato questo sacrifica i voluttuosi istinti rapaci del gentil sesso, dall'altro incentiva un numero sempre crescente di battone latenti a ritagliarsi uno spazio nel variopinto mondo virtuale. Uno studio condotto da autorevoli psicologi e psichiatri italiani ha infatti dimostrato che a tradire on line sarebbero per il 60% donne, nell'illusoria quanto grottesca convinzione di preservare intatta la propria presunta dignità. Come dire: "se mi scopre, ho sempre l'alibi di non averlo incontrato, no?" Peccato che una Rumena da 25 euro a botta sulla Salaria meriti più riverenza di voi finte perbeniste con la puzza sotto il naso e la bile che traborda da ogni orifizio quando vi ricordano ciò che avreste voluto essere (una zoccola) ma non siete diventate per pura vigliaccheria. E allora il vostro subconscio riemerge con prepotenza davanti al monitor di un computer ove tutto è concesso perchè fittizio, privo di qualsivoglia consistenza reale, effimero... Proprio come la stabilità dei rapporti sentimentali che intrattenete fuori, fatevene una ragione.
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Tre cose che mi piacciono
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Individualismo portato all'eccesso
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Il virus nocivo dell'ideologia
Portaborse, ruffiani e mezze calze
Vite scandite dai ritmi delle convenzioni
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"Mi sono sempre infatuato di cause perdute e di personaggi senza avvenire, di cui ho sposato le follie al punto di soffrirne quasi altrettanto che loro. Quando si è votati a tormentarsi, i propri tormenti, per quanto grandi siano, non bastano; ci gettiamo anche su quelli degli altri, ce ne appropriamo, ci sentiamo al doppio, al triplo, che dico?, al centuplo infelici." (Emil Cioran, Squartamento.)

