aliantelibero

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tra poesia e... realtà

Quanto tempo indugiando lungo l'orlo del dolore...
come consumato ubriaco che con l'indice tremante
scorre i bordi del vuoto ultimo bicchiere
Ma per quanto tarda, arriva sempre l'ora
in cui le botteghe dei vinai chiudono
senza cura per il passo malfermo
e il cuore in disuso del solitario avventore

Il ritorno a casa è dovere ineludibile.
La mia casa ha muri di tufo impastati con la speranza
e tetto che poggia su travi di sogno.
E c'è pure una grande stanza troppo poco abitata
e ormai piena di polvere ed illusioni.

Lasciatemi dormire oggi, così che possa
ritemprare il cuore e l'anima...
domani spalancherò porte e finestre
getterò via il ciarpame
e delle mie lacrime farò acqua miracolosa
per detergerne la polvere incrostata

La mia stanza migliore ha finestre
verso dove nasce il sole
e nella luce calda di una nuova aurora
con un sorriso profondo
e con il cuore sincero
ascolterò nella brezza mattutina
l'eco dei passi che riporteranno
la danza della felicità nella mia casa
 

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...filo mancando e briciole di pane, pezzi d'anima ho seminato a tener traccia del mio cammino
 

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Abbiamo tutti fretta...
una
m a l e d e t t a
f o t t u t a
f r e t t a!
Fretta in ogni cosa, fretta di ogni cosa...
Anche fretta di aver fretta, che ci fa così interessanti ai nostri occhi, d'esser sempre sfuggenti, convintamente enigmatici nei nostri "scusa non ora, vado di fretta".
Ma per andar dove, poi? Per far cosa?
Figli di un Dio minorato, ormai... acquisito a buon mercato nei banchi di un fast food, abbinato ad un Big Menù tutto compreso, che ci vuol tempo a scegliere, e tempo noi, proprio non ne abbiamo.
Già, ci vuol tempo a scegliere. Scegliere di guardare negli occhi il mondo, di ascoltarne le parole dette in un sussurro, di fermarsi a giocare con un bambino... "come un bambino"... che siamo cresciuti troppo in fretta e neanche abbiam imparato a farlo.
Scegliere di fermarsi per un maledettissimo infinito minuto, e non bruciare sempre tutto nella frenesia isterica di una corsa dalle mille mete disposte lungo un cerchio che ci riporta al punto di partenza, ma più stanchi, nevrastenici e indisposti verso chi ci è vicino.
Scegliere di fermarsi quel maledettissimo infinito minuto con quella lei o quel lui che vorremmo, quel fottutissimo minuto che fa la differenza fra l'ascoltarsi, scoprirsi e forse innamorarsi e un frettoloso scoparsi in una strada di periferia o in un cesso di discoteca.
Ma per innamorarsi ci vuol tempo, e anche pazienza... molto più che per infilare un profilattico e affondare nelle carni anonime di volti sconosciuti frettolosamente pescati nelle pieghe di una notte alcolica e sballata.
Ma di tempo e pazienza noi non disponiamo, perchè abbiam tutti una gran fretta di... Vivere...
Così tanta, da non poter concedersi certo il lusso di sprecar tempo a capire cosa poi, questa Vita, sia.
 
Avrò cuore gioco forza esulato dal mio divenire
desiderando il mio poter essere
ben diverso dal mio esser stato

Avrò ferreo, meccanico
palpito esasperato/esasperante
di salvifica falsità tranquillizzante.

Avrò coscienza diluita
in gesti e parole
di liturgia privata, accomodante.

Io, frammento destabilizzato, polverizzato
necessito di un Dio un po' meno Dio forse
ma più vicino alle mie lacrime.

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Non Dio il carnefice, No!
...ma lo svenduto commiserar se stessi
lacrimando e attendendo...
Dove l'orgoglio del cuore vivo?
Dove il rifiuto della disfatta?
Urlare, lottare, dissentire...
- guadagnar dignità al
piagnucoloso turbamento -
Come scaltro mercante
che di mediocre vino andato a male
per virtuoso aceto ne canta le lodi...

tratto da "a Sud di Dio - dialogo poetico in canto e controcanto" di L. Spagnolo
 

...fantasie letterarie

[...] Guardiamo entrambi verso il mare. Il suo sguardo è perso verso l’orizzonte… chissà quali immagini si disegneranno nella sua mente, quando proverà a ripensare a questo momento.
I miei occhi sono, invece, fissi sulla battigia. Osservo la risacca e ripenso alle fantasiose teorie del professor Bartleboom, stravagante e stranito personaggio di un romanzo che spesso leggevamo insieme.
Chissà se esiste davvero quel punto che lui cercava.
Quel punto dove non è più mare, ma dove non è ancora terra.
Se esiste, quello dev’essere un punto dove nessuna cosa, nessuna storia può causarti mai davvero dolore.
E se esiste qui, su questa stupida terra, deve per forza anche esistere sul cuore... un punto da dove poter guardare la risacca dei ricordi senza farsi male.


tratto da "atto definitivo"
racconto pubblicato su:
http://www.musicaos.it/testi/2005/gennaio/spagnolo.htm