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Noi siamo sardi

Noi siamo sardi Noi siamo spagnoli, africani, fenici, cartaginesi, romani, arabi, pisani, bizantini, piemontesi. Siamo le ginestre d'oro giallo che spiovono sui sentieri rocciosi come grandi lampade accese. Siamo la solitudine selvaggia, il silenzio immenso e profondo, lo splendore del cielo, il bianco fiore del cisto. Siamo il regno ininterrotto del lentisco, delle onde che ruscellano i graniti antichi, della rosa canina, del vento, dell'immensità del mare. Siamo una terra antica di lunghi silenzi, di orizzonti ampi e puri, di piante fosche, di montagne bruciate dal sole e dalla vendetta. Noi siamo sardi. (Grazia Deledda)
 
 

Lentamente muore

Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marcia, chi non rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce. Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle “i” piuttosto che un insieme di emozioni, proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti all’errore e ai sentimenti. Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per l’incertezza per inseguire un sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita, di fuggire ai consigli sensati. Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso. Muore lentamente chi distrugge l’amor proprio, chi non si lascia aiutare chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante. Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce. Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare. Soltanto l’ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità. (Martha Madeiros)
 
 

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Moro, occhi scuri
 
 

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Amo & odio

Tre cose che mi piacciono

 
 
 
 

Tre cose che odio

 
 
 
 
 

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I miei pregi

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I miei difetti

22
 
 

siamo un popolo strano

Siamo uno strano popolo. Siamo abituati al silenzio, al vento ed al fuoco,a guardare il mare seduti sul monte e parliamo al sacro senza usare parole. La paura è un fatto privato, nessuno sa cosa temiamo. Non abbiamo re, ma solo regine e il dio è Padre e Madre. Il sole e la luna sono figli del vento e siamo soli davanti a Dio. La Morte ci cammina dentro, moriamo ogni notte e ogni giorno rinasciamo e l'astore e la volpe sono i nostri maestri. La vendetta e il perdono ci vengono insegnati già nei primi anni e, ancora bambini, sappiamo che bisogna tacere. Le nostre notti sono buie, ma le ali dei demoni che nascondono il sole non ci fanno paura e le janas sono solo le custodi della notte. Non si sfidano, non si provocano, anche loro fanno parte del creato. Siamo sardi, siamo uomini anche quando siamo donne e gli uomini sanno piangere senza vergognarsi. Siamo sardi sempre, anche quando il mare ci porta il nemico e noi e la terra siamo tutt'uno. E la terra, la nostra terra è come noi. Aspra, silenziosa, abitata dal vento di maestrale, dai sacri ulivi e dalle grandiose querce e il falco e l'astore volano sempre alto, verso Dio. (Grazia Deledda)
 
 

Ho sciolto le vele

Ho sciolto le vele, per correre deciso verso sponde nuove, e lasciarmi dietro questo posto, vecchio e stantio di paese ameno, in facciate fredde come il granito. Le ho sciolte per di più alle onde inquiete, dove non v’è certezza, a parte il vento, che con forza spinge trascinando la mia barca in alto mare. Non vedo più il porto, e la costa si è ridotta ad un sottile filo, in quel dolce confine verso sera, che la divide dai colori del cielo. E mi bagna l’acqua salmastra, che alle mie piaghe procura altro dolore, altri lamenti, nella dannazione di un sogno ad occhi aperti, che cerca terra o sponde dove arenarsi. Ora sono bianche le onde, alte come mai, onde perfide e pronte a comprovare il mio coraggio e a sciogliere per sempre ogni ultima pastoia che mi esaspera… Ed io, marinaio improvvisato, solo nella mia sfida, aspetto di sentire,magari,da una cala remota, il suono soave e tanto atteso di un’altra cornamusa. (Gianfranco Garrucciu)
 
 

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